REFERENDUM: I giovani decisivi per il No. Chiedono futuro, diritti e ascolto
Articolo originariamente pubblicato su CGIL.it
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Il voto dei giovani è stato determinante per l’esito del referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Ne è convinto il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, intervistato da Marco Damilano a 'Il cavallo e la torre' su Rai 3.
“In un anno i giovani hanno votato per dire basta alla precarietà e sì alla cittadinanza, sono scesi in piazza per dire no alla guerra, e oggi si sono resi conto che per avere un futuro devono essere ascoltati”, ha affermato Landini, sottolineando come il voto rappresenti una presa di parola forte da parte delle nuove generazioni.
Secondo il leader della CGIL, il legame tra difesa della Costituzione e condizioni materiali di vita è evidente: “Chi mette in discussione la Costituzione apre una prospettiva di insicurezza e precarietà. E di fronte a questo c’è una reazione”.
Una reazione che, ha aggiunto, interpella tutta la rappresentanza sociale e politica: “Questa è una cosa che deve riguardare tutta la politica, ma anche il sindacato”.
Landini ha poi indicato la necessità per la Confederazione di rappresentare con più incisività la spinta generazionale: “I giovani non sono rappresentati nei partiti e lo sono troppo poco anche nel sindacato”. Un dato che emerge anche dai numeri dell’organizzazione: su 5 milioni di iscritti alla CGIL, circa 450 mila hanno meno di 35 anni.
Molti di questi giovani vivono condizioni di forte instabilità: “Penso ai rider, penso ai tanti ragazzi che vivono una vita di precarietà”. Ma oggi, ha osservato, emerge qualcosa in più: “Viene una domanda non solo di avere un lavoro, ma di avere una prospettiva, un futuro che non vedono”.
Il voto referendario diventa così un segnale politico chiaro: “Chiunque è impegnato socialmente o in politica deve avere l’umiltà di ascoltare e riconoscere che c’è una domanda che viene dal Paese”.
Per Landini, la risposta non può essere tattica ma strutturale: “La discussione non può essere semplicemente su chi governa, ma su qual è il programma e come si affrontano questi problemi”.
Al centro restano le condizioni concrete dei giovani: “Stanno chiedendo di non essere precari. Devi creare condizioni di lavoro diverse”. E ancora: salari adeguati, diritti, sanità pubblica funzionante, istruzione e formazione continua, investimenti e politiche industriali.
“C’è un problema di giovani che se ne stanno andando dal nostro Paese”, ha avvertito, indicando una crisi che riguarda prospettive e opportunità.
Infine, il significato più profondo del voto: “C’è una domanda di essere ascoltati”. Un segnale che, secondo Landini, chiama tutte le forze politiche e sociali a una responsabilità nuova, rimettendo al centro la persona e il lavoro.